2 giugno. Festa della Repubblica
e consegna delle Costituzioni ai 18enni

Come ormai tradizione, stamattina in occasione della Festa della Repubblica è stata consegnata una copia della Costituzione ai ragazzi che quest’anno diventano maggiorenni. Di seguito il mio discorso.

 

 

 

Benvenuti.
In questo breve saluto vorrei provare a darvi uno dei tanti significati di questa giornata partendo dal fatto che nel festeggiare l’anniversario della nascita della nostra Repubblica è certamente necessario guardare l’oggi e cosa ha reso possibile essere qui da persone libere questa mattina, ma con il pensiero però sempre rivolto a quello che verrà, per costruire le fondamenta migliori possibili per il futuro.
Un futuro che voi – che oggi ricevete la Costituzione – rappresentate e in cui, se parliamo del sistema delle istituzioni democratiche, entrate a pieno titolo compiendo i 18 anni.
Per questo voglio rivolgervi un auspicio che possa essere un piccolo aiuto, un tassello che possa contribuire a creare la vostra mappa di orientamento in quello che sta succedendo nell’attualità ma non solo. Perché senza una mappa, vedete, non si va da nessuna parte. E quello che si capisce quando si diventa un po’ più grandi di 18 anni, è che da soli non si riesce a costruirsela.
E quindi il mio auspicio è questo: che possiate usare tutta la vostra intelligenza e questi anni importanti che avete davanti, per raccogliere ogni cosa utile a costruirvi la vostra mappa personale di interpretazione del mondo.

“Pensa con la tua testa”, si dice spesso. È verissimo. Ma in solitudine non si va da nessuna parte. Bisogna applicare la propria testa allo studio, all’interesse per il mondo che ci circonda, visto sempre sia in prospettiva di grandezza geografica (dal locale passo passo fino al globale), che in prospettiva del tempo, confrontando il passato con ciò che accade ora.
Coltivando la memoria di quello che è stato. Imparando a riconoscere e a interpretare le fonti. Praticando sempre un salutare senso del dubbio, che non può diventare però soltanto pura volontà di distruggere tutto. Un dubbio che deve lavorare a 360 gradi, senza renderci incapaci di riconoscere onestà intellettuale e buona fede in chi ha opinioni diverse da noi stessi o dal nostro gruppo ristretto. O che ci impedisca di avere a che fare in modo sensato con la scienza, perché ci si illude di avere subito da soli in tasca le risposte a tutto, in modo superficiale.
Non riuscire a fare tutto questo non solo sarebbe un’occasione persa per la singola persona. Ma sarebbe un’occasione persa per la collettività che può migliorare e progredire tramite il confronto tra singoli e gruppi capaci di costruirsi le proprie mappe interpretative e valoriali, di metterle in discussione, di ascoltare, di imparare da altri e insegnare a propria volta.
Questo bisogno aumenta soprattutto nei momenti più difficili, quando si è tentati di credere a spiegazioni-scorciatoia, tentati di trovare semplicemente bersagli su cui sfogare la propria rabbia. Se pensiamo al nostro Paese, imparare a gestire collettivamente i conflitti senza lacerarci e dividerci in sole fazioni di tifosi è una delle cose su cui spero le nuove generazioni ci diano una mano.

I principi contenuti nella nostra Costituzione sono una delle migliori mappe da cui partire. Sono stati non solo una mappa per alcuni nostri compatrioti del passato, bensì un motivo valido per donare la propria vita.
I principi fondamentali contenuti nella Carta devono accomunarci, essere al riparo dal conflitto politico, come deve esserlo la nostra bandiera, la nostra Repubblica e le nostre istituzioni democratiche, patrimonio di tutte le italiane e tutti gli italiani.
Quei principi che costituiscono una cornice vincolante, entro la quale tutti sono tenuti a muoversi, dai governanti al popolo. Un vincolo perfino alla sovranità popolare, a tutela della libertà.
Entro quella cornice comune, è normale che ci siano differenti opinioni e che l’operato degli uomini e delle donne che sono chiamati a servire le istituzioni e a rappresentare i cittadini, siano oggetto di costante dibattito e giudizio. È il cuore della democrazia.
Se non saremo capaci però, come italiani tutti insieme, di salvaguardare ciò che ci unisce e non solo ciò che ci divide, in nessun modo potremo costruire per i nostri giovani e per i nostri figli, un futuro che sia all’altezza del loro migliore potenziale. Viva l’Italia, viva la Repubblica!

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