Partigiani della Democrazia

(saluto introduttivo delle celebrazioni del 25 aprile a monteveglio e interventi di Lisa Lolli e Pietro Ospitali)

Buongiorno a tutti,

Benvenuti anche quest’anno in questa piazza, in questa giornata speciale per tutto il popolo italiano, simbolo di quella liberazione tanto invocata e sperata, conquistata con il sacrificio di tante vite umane per ridare democrazia e giustizia alle nostre popolazioni e quindi anche a tutti noi che oggi possiamo liberamente esprimere le nostre idee, proprio grazie alle giovani donne e ai giovani uomini delle nostre terre che hanno lottato in prima persona per opporsi al fascismo che – non dimentichiamolo mai – fu razzismo, fu violenza, fu guerra. (segue dopo video)

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Troppo spesso non ricordiamo a sufficienza da dove nascono i principi fondamentali della nostra repubblica, della nostra carta costituzionale, immersi nella pigrizia del dare per scontato di vivere in un paese libero e democratico: per quei giovanissimi scegliere di impegnarsi in prima persona significava essere consapevoli di andare molto probabilmente incontro alla morte.

Quindi dovremmo fermarci più spesso a cercare di capire quale energia hanno avuto quei ragazzi, quale forza abbia avuto l’ideale di costruire un futuro migliore per i loro figli e per le loro famiglie

E’ pericoloso oggi dimenticare questo e lasciarsi persuadere in questi momenti di crisi economica e sociale, vicini per molti aspetti a quelli di 70 anni fa, dalle sirene populiste che furono terreno fertile per la scalata al potere della dittatura nazifascista che ci portò fatalmente alla sciagurata guerra.

E’ proprio in momenti come questo che maggiormente dobbiamo impegnarci nella difesa della democrazia e delle sue forme di rappresentanza, sempre più delegittimate da una crisi morale e di ideali.

Questo non significa proteggere astrattamente il sistema anche quando non funziona come dovrebbe o ignorare gli ingiustificati privilegi o la distanza spesso insopportabile tra cittadini e istituzioni ma tenere gli occhi bene aperti sui rimedi che ci vengono proposti;

significa quindi diffidare della demagogia di nuovi santoni dell’antipolitica che convogliano la rabbia viva della gente, riducendo il dibattito ad un eterno tutti contro tutti, distruggendo e non rendendo più forti i delicati equilibri democratici necessari per garantire la vita della repubblica.

Le soluzioni populiste invece di rafforzare gli anticorpi della democrazia, ovvero il rispetto delle leggi ed il rigore nella loro applicazione come unica medicina contro i corrotti e i corruttori, pongono tutto e tutti sullo stesso piano, avvelenano quindi e non curano il complesso sistema democratico che retrocedendo lascia spazio a quei pochi che vogliono scegliere per il loro solo interesse personale.

Ascoltate attentamente questo proclama:

Combatteremo tutti i partiti e le associazioni tra persone che rappresentano, respingeremo tutte le alleanze elettorali… accoglieremo nelle nostre liste solo persone al di fuori e al di sopra delle organizzazioni partitiche attuali e propense ad una attiva e disinteressata collaborazione… disposte a collaborare alle nostre condizioni al fine di superare le vecchie formazioni rappresentative

Vi ricorda qualcosa questo discorso? Pensateci bene. No, non è l’estratto di una qualche intervista del telegiornale della scorsa settimana ma la sintesi del discorso che Mussolini, il 28 Gennaio 1924 dal balcone di Palazzo Venezia, utilizzò per l’avvio della sua campagna elettorale e per la sua successiva vittoria alle elezioni, in un clima di intimidazione generale ad opera delle squadracce fasciste, che portò all’assassinio di Matteotti e che fu di fatto l’inizio del tragico periodo del regime.

Molti cittadini, stremati dalle difficoltà economiche e sociali, credettero al populismo fatto di slogan e soluzioni semplici a problemi complessi e di fatto contribuirono con il proprio voto a consegnare il potere nelle mani di uno solo, garantendo paradossalmente proprio così la conservazione del sistema che li opprimeva.

Questo è successo perchè ripetiamolo bene, non c’è via percorribile all’infuori della democrazia! Che non deve restare solo forma e può e deve essere innovata ed aperta il più possibile a nuovi mezzi di partecipazione diretta della cittadinanza ma che non può prescindere dal fatto che è solo attraverso l’organizzazione politica che i singoli possono avere la forza di fare sentire la loro voce nelle decisioni collettive realizzando concretamente i principi di eguaglianza e di giustizia enunciati nella Costituzione.

Diversi studiosi e osservatori ritengono che in particolare in Italia i fenomeni ciclici di antipolitica vengano utilizzati come vera e propria “tecnica di governo” da parte delle forze della conservazione per dirottare i sentimenti di odio per il potere del popolo verso soluzioni antipolitiche e antiparlamentari, in modo da salvaguardare i propri privilegi.

Per questi motivi è necessario che tutti noi, nelle nostre azioni quotidiane recuperiamo un po’ di quello spirito che ha animato la lotta partigiana e che ha visto l’impegno di alcuni nostri concittadini andare anche oltre confine: come Giovanni Baiesi, nato a Monteveglio l’11 Agosto del 1904 e caduto nella guerra civile di Spagna nel 1938 mentre combatteva a fianco dei resistenti spagnoli contro l’esercito golpista del dittatore Franco, sostenuto dalle truppe fasciste italiane e naziste tedesche.

Per questo lasciatemi ringraziare tutti i componenti dell’Anpi di Monteveglio a partire da Fabio, Leonardo e Pasqualino che ricordando la guerra civile spagnola e i volontari italiani domenica scorsa in una bella iniziativa ed intitolando proprio la sezione locale a Giovanni Baiesi, hanno contribuito attivamente alla memoria di quei fatti recuperando un altro tassello della storia della nostra comunità.

Provate ad immaginare il significato del gesto di quegli italiani che non solo dissero no al regime fascista in Italia, ma volontari cercarono di contribuire alla causa della democrazia ovunque ve ne fosse la necessità riconoscendo la natura senza confini geografici del diritto alla libertà.

Pensate alla natura simbolicamente dirompente di questo atto di giovani ragazzi e ragazze – furono 164 di cui 3 donne dalla provincia di Bologna – per di più in periodo pervaso dal nazionalismo e in cui i contatti internazionali erano immensamente più difficoltosi di ora.

Pensate a quanto questo gesto rende obsoleti e meschini i ripiegamenti attuali sulla difesa dei propri singoli interessi di bottega e sulla creazione di fantomatici nemici sempre “altri” e “diversi” su cui fare ricadere tutte le colpe dei nostri guai.

Pensate a quanto già quei ragazzi volontari in Spagna per la Repubblica , avessero capito senza saperlo ancora, il cuore della promessa dell’Europa unita e cioè che nessuno si può salvare da solo, allora dal fascismo e ora dalla crisi economica e sociale.

E’ proprio oggi infatti il momento di recuperare quello spirito internazionale ed europeista che sorregga una condivisa volontà politica di fare dell’Unione Europea il soggetto collettivo in grado di mantenere quella promessa di dignità umana, di libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto e rispetto dei diritti umani contenuta nella Carta dei diritti fondamentali dei cittadini europei.

La promessa dell’Europa è la stessa della nostra Costituzione;

in momenti difficili come questo è necessario lavorare su progetti concreti che possano ridare fiato ad una popolazione strangolata da una economia lontana dai reali bisogni della gente,

da un sistema omertoso composto da una minoranza di corrotti e corruttori che cancellano il duro lavoro quotidiano dei tantissimi onesti,

da una burocrazia che appesantisce oltre ogni limite l’iniziativa dei singoli fiaccando sul nascere ogni tentativo di rialzare la testa.

Tagliamo i costi sociali ed economici di queste distorsioni e pretendiamo che i nostri rappresentanti nelle istituzioni diano l’esempio in quanto a rigore morale e tensione civile ma non cediamo alla tentazione di vivere la democrazia e la politica come inutili e costose sovrastrutture perchè è in esse che vive la libertà di autodeterminare il proprio destino.

Tutto questo è possibile!

Anche per noi italiani che spesso ci autodipingiamo come inadatti a realizzarlo per natura o per cultura: nei momenti migliori della nostra Repubblica siamo stati capaci di unire le forze e ricominciare anche dopo eventi devastanti come la guerra, ripartiamo dalle nostre comunità come somma delle idee di tanti e non degli interessi dei singoli

Unire non dividere, costruire non distruggere, ragionare non obbedire, questi i principi su cui dobbiamo muovere le nostre azioni quotidiane, impegnandoci in prima persona, superando la paura del confronto con gli altri.

Diventiamo i nuovi “partigiani della democrazia” per difendere la preziosa libertà che ci è stata consegnata in dote da una straordinaria generazione di giovani che oggi, con qualche anno in più, ancora ci ricordano di aver semplicemente scelto da che parte stare.

A quella scelta, la scelta della libertà, oggi e nella vita di tutti i giorni, riunendoci nelle nostre piazze, nelle loro piazze, rendiamo onore.

Viva la Resistenza! Viva l’Italia!

Daniele Ruscigno Sindaco di Monteveglio

Buongiorno a tutti,

Benvenuti anche quest’anno in questa piazza, in questa giornata speciale per tutto il popolo italiano, simbolo di quella liberazione tanto invocata e sperata, conquistata con il sacrificio di tante vite umane per ridare democrazia e giustizia alle nostre popolazioni e quindi anche a tutti noi che oggi possiamo liberamente esprimere le nostre idee, proprio grazie alle giovani donne e ai giovani uomini delle nostre terre che hanno lottato in prima persona per opporsi al fascismo che – non dimentichiamolo mai – fu razzismo, fu violenza, fu guerra.

Troppo spesso non ricordiamo a sufficienza da dove nascono i principi fondamentali della nostra repubblica, della nostra carta costituzionale, immersi nella pigrizia del dare per scontato di vivere in un paese libero e democratico: per quei giovanissimi scegliere di impegnarsi in prima persona significava essere consapevoli di andare molto probabilmente incontro alla morte.

Quindi dovremmo fermarci più spesso a cercare di capire quale energia hanno avuto quei ragazzi, quale forza abbia avuto l’ideale di costruire un futuro migliore per i loro figli e per le loro famiglie

E’ pericoloso oggi dimenticare questo e lasciarsi persuadere in questi momenti di crisi economica e sociale, vicini per molti aspetti a quelli di 70 anni fa, dalle sirene populiste che furono terreno fertile per la scalata al potere della dittatura nazifascista che ci portò fatalmente alla sciagurata guerra.

E’ proprio in momenti come questo che maggiormente dobbiamo impegnarci nella difesa della democrazia e delle sue forme di rappresentanza, sempre più delegittimate da una crisi morale e di ideali.

Questo non significa proteggere astrattamente il sistema anche quando non funziona come dovrebbe o ignorare gli ingiustificati privilegi o la distanza spesso insopportabile tra cittadini e istituzioni ma tenere gli occhi bene aperti sui rimedi che ci vengono proposti;

significa quindi diffidare della demagogia di nuovi santoni dell’antipolitica che convogliano la rabbia viva della gente, riducendo il dibattito ad un eterno tutti contro tutti, distruggendo e non rendendo più forti i delicati equilibri democratici necessari per garantire la vita della repubblica.

Le soluzioni populiste invece di rafforzare gli anticorpi della democrazia, ovvero il rispetto delle leggi ed il rigore nella loro applicazione come unica medicina contro i corrotti e i corruttori, pongono tutto e tutti sullo stesso piano, avvelenano quindi e non curano il complesso sistema democratico che retrocedendo lascia spazio a quei pochi che vogliono scegliere per il loro solo interesse personale.

Ascoltate attentamente questo proclama:

Combatteremo tutti i partiti e le associazioni tra persone che rappresentano, respingeremo tutte le alleanze elettorali, accoglieremo nelle nostre liste solo persone al di fuori e al di sopra delle organizzazioni partitiche attuali e propense ad una attiva e disinteressata collaborazione, disposte a collaborare alle nostre condizioni al fine di superare le vecchie formazioni rappresentative

Vi ricorda qualcosa questo discorso? Pensateci bene. No, non è l’estratto di una qualche intervista del telegiornale della scorsa settimana ma la sintesi del discorso che Mussolini, il 28 Gennaio 1924 dal balcone di Palazzo Venezia, utilizzò per l’avvio della sua campagna elettorale e per la sua successiva vittoria alle elezioni, in un clima di intimidazione generale ad opera delle squadracce fasciste, che portò all’assassinio di Matteotti e che fu di fatto l’inizio del tragico periodo del regime.

Molti cittadini, stremati dalle difficoltà economiche e sociali, credettero al populismo fatto di slogan e soluzioni semplici a problemi complessi e di fatto contribuirono con il proprio voto a consegnare il potere nelle mani di uno solo, garantendo paradossalmente proprio così la conservazione del sistema che li opprimeva.

Questo è successo perchè ripetiamolo bene, non c’è via percorribile all’infuori della democrazia! Che non deve restare solo forma e può e deve essere innovata ed aperta il più possibile a nuovi mezzi di partecipazione diretta della cittadinanza ma che non può prescindere dal fatto che è solo attraverso l’organizzazione politica che i singoli possono avere la forza di fare sentire la loro voce nelle decisioni collettive realizzando concretamente i principi di eguaglianza e di giustizia enunciati nella Costituzione.

Diversi studiosi e osservatori ritengono che in particolare in Italia i fenomeni ciclici di antipolitica vengano utilizzati come vera e propria “tecnica di governo” da parte delle forze della conservazione per dirottare i sentimenti di odio per il potere del popolo verso soluzioni antipolitiche e antiparlamentari, in modo da salvaguardare i propri privilegi.

Per questi motivi è necessario che tutti noi, nelle nostre azioni quotidiane recuperiamo un po’ di quello spirito che ha animato la lotta partigiana e che ha visto l’impegno di alcuni nostri concittadini andare anche oltre confine: come Giovanni Baiesi, nato a Monteveglio l’11 Agosto del 1904 e caduto nella guerra civile di Spagna nel 1938 mentre combatteva a fianco dei resistenti spagnoli contro l’esercito golpista del dittatore Franco, sostenuto dalle truppe fasciste italiane e naziste tedesche.

Per questo lasciatemi ringraziare tutti i componenti dell’Anpi di Monteveglio a partire da Fabio, Leonardo e Pasqualino che ricordando la guerra civile spagnola e i volontari italiani domenica scorsa in una bella iniziativa ed intitolando proprio la sezione locale a Giovanni Baiesi, hanno contribuito attivamente alla memoria di quei fatti recuperando un altro tassello della storia della nostra comunità.

Provate ad immaginare il significato del gesto di quegli italiani che non solo dissero no al regime fascista in Italia, ma volontari cercarono di contribuire alla causa della democrazia ovunque ve ne fosse la necessità riconoscendo la natura senza confini geografici del diritto alla libertà.

Pensate alla natura simbolicamente dirompente di questo atto di giovani ragazzi e ragazze – furono 164 di cui 3 donne dalla provincia di Bologna – per di più in periodo pervaso dal nazionalismo e in cui i contatti internazionali erano immensamente più difficoltosi di ora.

Pensate a quanto questo gesto rende obsoleti e meschini i ripiegamenti attuali sulla difesa dei propri singoli interessi di bottega e sulla creazione di fantomatici nemici sempre “altri” e “diversi” su cui fare ricadere tutte le colpe dei nostri guai.

Pensate a quanto già quei ragazzi volontari in Spagna per la Repubblica , avessero capito senza saperlo ancora, il cuore della promessa dell’Europa unita e cioè che nessuno si può salvare da solo, allora dal fascismo e ora dalla crisi economica e sociale.

E’ proprio oggi infatti il momento di recuperare quello spirito internazionale ed europeista che sorregga una condivisa volontà politica di fare dell’Unione Europea il soggetto collettivo in grado di mantenere quella promessa di dignità umana, di libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto e rispetto dei diritti umani contenuta nella Carta dei diritti fondamentali dei cittadini europei.

La promessa dell’Europa è la stessa della nostra Costituzione;

in momenti difficili come questo è necessario lavorare su progetti concreti che possano ridare fiato ad una popolazione strangolata da una economia lontana dai reali bisogni della gente,

da un sistema omertoso composto da una minoranza di corrotti e corruttori che cancellano il duro lavoro quotidiano dei tantissimi onesti,

da una burocrazia che appesantisce oltre ogni limite l’iniziativa dei singoli fiaccando sul nascere ogni tentativo di rialzare la testa.

Tagliamo i costi sociali ed economici di queste distorsioni e pretendiamo che i nostri rappresentanti nelle istituzioni diano l’esempio in quanto a rigore morale e tensione civile ma non cediamo alla tentazione di vivere la democrazia e la politica come inutili e costose sovrastrutture perchè è in esse che vive la libertà di autodeterminare il proprio destino.

Tutto questo è possibile!

Anche per noi italiani che spesso ci autodipingiamo come inadatti a realizzarlo per natura o per cultura: nei momenti migliori della nostra Repubblica siamo stati capaci di unire le forze e ricominciare anche dopo eventi devastanti come la guerra, ripartiamo dalle nostre comunità come somma delle idee di tanti e non degli interessi dei singoli

Unire non dividere, costruire non distruggere, ragionare non obbedire, questi i principi su cui dobbiamo muovere le nostre azioni quotidiane, impegnandoci in prima persona, superando la paura del confronto con gli altri.

Diventiamo i nuovi “partigiani della democrazia” per difendere la preziosa libertà che ci è stata consegnata in dote da una straordinaria generazione di giovani che oggi, con qualche anno in più, ancora ci ricordano di aver semplicemente scelto da che parte stare.

A quella scelta, la scelta della libertà, oggi e nella vita di tutti i giorni, riunendoci nelle nostre piazze, nelle loro piazze, rendiamo onore.

Viva la Resistenza! Viva l’Italia!”

Daniele Ruscigno – Sindaco di Monteveglio

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